Naviga

OSSERVAZIONI CONCLUSIVE

Questo lavoro è stato suddiviso in due parti principali: nella prima è stato descritto approfonditamente l’universo dei prodotti tipici, nella seconda si è svolto uno studio pratico su aziende che realizzano questi prodotti e sul rapporto che le imprese hanno con Internet e i nuovi strumenti di Web marketing.

Alla luce di quanto esposto con il presente lavoro è possibile trarre interessanti considerazioni sui prodotti tipici e sulla loro importanza nel sistema economico. È emerso come molti consumatori facciano ancora grande difficoltà nel percepire il reale significato di tipicità e nonostante questo, vi sia un forte interessamento del mercato nei confronti di questa tipologia merceologica.

Ciò accade poiché chi li acquista, riceve anche dei benefici “nascosti”, legati alle emozioni e alle sensazioni che essi generano e che non sono riscontrabili nei prodotti industriali. Questo plus di valore fa si che il consumatore sia disposto a pagare di più per un prodotto tipico rispetto a uno di largo consumo.

Altro aspetto molto interessante riguarda la grande disinformazione che ruota intorno a questa particolare categoria di beni: un prodotto tipico è tale se viene realizzato in un certo territorio con processi produttivi generalmente artigianali e di solito in quantità piuttosto limitata. Per questo motivo, nell’immaginario collettivo, i prodotti tipici sono sinonimo di qualità. È doverosa una precisazione: il fatto che un prodotto venga realizzato rispettando i canoni di tipicità non implica che esso sia qualitativamente migliore di un prodotto non tipico.

I consumatori moderni, specie in campo enogastronomico, sono sempre più alla ricerca di prodotti che soddisfano esigenze di varietà, di novità e di elevati livelli di genuinità e autenticità, imponendo all’offerta una politica di differenziazione nel rispetto di elevati standard qualitativi.

Da questo punto di vista le produzioni tipiche locali hanno vari punti di forza, in quanto, consentono di soddisfare meglio i requisiti di originalità e varietà chiesti dal mondo del consumo, avendo aspetti di unicità e di differenziazione intrinseca molto più rilevanti di quelli di origine più “industriale” [Canali, 1996].

Le produzioni tipiche sono di norma percepite dai consumatori come più naturali e rispettose dell’ecosistema in quanto associate ad attività maggiormente artigianali ed a minore impatto ambientale di quelle “industriali”, oltre che ricorrenti a materie prime e tecniche produttive più rispettose degli equilibri naturali. Inoltre le produzioni tipiche locali del nostro Paese sono anche considerate un veicolo ed un fattore di “italianità” nei mercati internazionali, dove l’offerta enogastronomica arricchisce il panorama di prodotti identificati sotto il marchio “Made in Italy”, qualificandosi come prodotti di eccellenza assai graditi ai consumatori ed agli acquirenti esteri.

Accanto ai punti di forza vi sono anche alcuni aspetti problematici connessi alle produzioni tipiche locali, che talvolta ne limitano le potenzialità di sviluppo industriale e di affermazione sul mercato.

Va in primo luogo ricordato che gran parte dei prodotti tipici locali è a elevata deperibilità e di difficile conservazione senza che ne siano alterati i caratteri organolettici qualificanti, ciò che rende difficile e costoso il trasporto e la posizione su mercati geograficamente lontani dalle aree di produzione. Va poi segnalato che questi beni vengono particolarmente apprezzati dai consumatori proprio per la loro forte connessione con i luoghi di coltivazione, allevamento e produzione, fatto che li rende unici e rappresentativi della cultura e della tradizione dei luoghi.

Ne consegue che il consumo di certi salumi o formaggi o ortaggi assume senso, significati e sapori assai differenti e comunque più appaganti e gratificanti se consumati direttamente nei luoghi di origine piuttosto che in ambienti lontani dai territori di provenienza.

Questo sia per ragioni strettamente connesse alle qualità intrinseche dei prodotti, che si esaltano quando il consumo è contestualizzato nei territori di origine, mentre si attenuano quando i prodotti subiscono diverse fasi di trasporto, stoccaggio e conservazione, sia per aspetti collegati alla psicologia dei consumatori, di certo maggiormente gratificata dal coinvolgimento sensoriale che può garantire il consumo nei territori di origine rispetto a quella ottenibile dal semplice consumo domestico.

Da questo lavoro è emerso, anche, come sia lunga e complicata la strada da “percorrere” per un’efficace valorizzazione dei prodotti tipici dovendo scegliere la marca e i canali distribuitivi adeguati per far fronte all’offerta delle imprese industriali.

È interessante notare come in questi anni, si stia assistendo a una vera e propria corsa all’ottenimento del riconoscimento di tipicità. Questo fenomeno rischia di disincentivare l’acquisto dei prodotti tipici soprattutto se in una stessa area territoriale insistono più offerte di tipicità. In tal caso parliamo di una vera e propria “inflazione da denominazione d’origine” (D’Amico, 2002, 142).

Molti sono gli strumenti a disposizione per la valorizzazione di questa particolare tipologia di prodotti. I più efficaci sono stati, e continuano ad essere, sicuramente i canali della ristorazione poiché hanno la possibilità di promuoverli nel miglior modo possibile: attraverso la degustazione.

Dall’indagine è emerso, infatti, che l’assaggio nei ristoranti rappresenta il modo maggiormente apprezzato dai clienti per conoscere e sperimentare prodotti nuovi.

Il canale, però, attraverso il quale si registrano ancora i fatturati maggiori resta sempre la vendita diretta.

Molte aziende, per incentivare i possibili clienti a visitare la propria azienda, organizzano, infatti, tour enogastronomici “sfruttando” le bellezze che il territorio che le circonda offre loro.

Negli ultimi anni sono notevolmente aumentati i turisti che scelgono le vacanze avendo come scopo principale quello di “provare” nuovi prodotti alimentari.

Il punto di forza di questa strategia di marketing, sta nella facilità con la quale può essere attuata: il cliente/turista vive delle belle emozioni che collega positivamente all’azienda e ai suoi prodotti.

Altro elemento rilevante è il rapporto che le aziende italiane hanno con Internet e gli strumenti dell’ICT in generale.

La seconda parte del lavoro è incentrata su questo aspetto.

Si è provveduto innanzitutto ad analizzare i siti Web di un campione di oltre 1000 imprese italiane che realizzano e commercializzano prodotti tipici.

Da quest’analisi è emerso che la maggior parte delle aziende possiede, da diversi anni, un sito Web molto semplice nel quale mostrare i prodotti che commercializzano, i contatti e qualche informazione generale sul territorio e sulla storia dell’azienda.

Il passo successivo è consistito nel realizzare ed inviare un questionario online a tutto il campione. Dopo due settimane si è provveduto anche ad intervistare telefonicamente le aziende che non avevano risposto tramite il modulo.

Il primo dato interessante riguarda il tasso di risposta ottenuto: solo il 12% del totale ha fornito il proprio contributo (tramite questionario o telefono). Più della metà del campione non aveva neanche aperto la e-mail che gli era stata inviata. Infatti, in seguito all’intervista telefonica, è emerso che la maggior parte delle aziende cestina direttamente le e-mail ricevute che non riguardino strettamente il proprio lavoro.

Tutte le aziende, che hanno risposto al questionario, utilizzano il Web quotidianamente per le proprie necessità personali e desiderano ottenere vantaggi con questo strumento. Al tempo stesso però non sfruttano a pieno le potenzialità che la Rete e una buona strategia di Web marketing può loro offrire. La maggior parte delle imprese si limita a essere presente online con il proprio sito-fotografia dove espongono la storia, il catalogo e pochi altri riferimenti dell’azienda, allo scopo di accrescere la loro visibilità (Pascucci F., 2010, 97).

Molte aziende vorrebbero aumentare le vendite tramite Internet ma al tempo stesso non hanno una sezione del sito dedica all’e-commerce; desiderano maggiore visibilità all’estero ma non prevedono la possibilità di tradurre il proprio sito Web in diverse lingue; gradirebbero una maggiore notorietà sulla Rete ma non ricorrono ai principali strumenti del Web 2.0 (blog e social media).

Dall’indagine è emerso che la maggior parte delle aziende ha un sito Web ed è presente sui Social Network in quanto costretta per restare al passo con i tempi. Infatti gli investimenti effettuati, in termini di impegno e denaro, per questi strumenti sono molto limitati.

Tutto questo fa capire come gli obiettivi che le aziende si prefiggono siano in realtà poco coerenti con i comportamenti che poi adottano.

In generale è quindi possibile affermare che dallo studio effettuato si è constatato come le potenzialità legate all’utilizzo del Web non siano state apprese a pieno e quindi sfruttate dalle imprese, ancora troppo orientate ad un approccio tradizionale sia per quanto riguarda la vendita e promozione dei propri prodotti che l’acquisizione di nuovi clienti.