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Vini italiani nella top 100 Wine Spectator

Che l’Italia sia famosa nel mondo per i suoi vini non è una notizia, ma che alcune tipologie di questi vini entrinomnella classifica dei top 100 della prestigiosa rivista Wine Spectator americana invece si. Il nostro paese vanta 700 vitigni di varietà autoctone – tra cui dieci toscani, tre piemontesi, uno veneto e uno umbro.

Nel 2016 sono tre le regioni in lista, la Basilicata, la Puglia e la Sardegna. Wine Spectator stila da oltre 25 anni a celebre classifica dei migliori 100 vini nel mondo, combinando posizione (rank), annata (vintage), punteggio da 90 a 100 (score) e prezzo (price).
Per l’anno in corso sono state 63 le aree vinicole coinvolte che si trovano nei diversi continenti e oltre 18.000 i vini recensiti, le annate prese in considerazione vanno dal 2007 al 2015 ed hanno un prezzo dai 12 ai175 dollari.

Questa rivista come detto inizia la pubblicazione nel 1988 ma i vini italiani del Sud fanno la loro comparsa a partire dal 2000, li ritroviamo per 27 volte, ci sono due vini prodotti da vitigni a bacca bianca: all’ 89° posto l’irpino Fiano di Avellino 1999 (score 90/100) dell’ azienda Feudi di San Gregorio; in 96ª posizione invece c’è il siciliano Chardonnay 1998 (score 91/100) ottenuto dall’omonimo vitigno, prodotto nelle vigne Ulmo e Maroccoli a Menfi in provincia di Agrigento, dall’azienda vitivinicola Planeta.

La regione del Sud Italia che detiene il maggior numero di presenze è la Campania che ne ha ottenute 11, poi la  Sicilia 6, la Puglia 4, la Basilicata e l’Abruzzo ne hanno 2 a testa, in coda il Molise e la Sardegna con una presenza. Per ora la Calabria è l’unica regione del Sud Italia ancora assente da questa importante classifica.
In totale sono diciotto i nostri vini in classifica attualmente.

La rivista californiana ha inserito nella top 10 due vini, al 5° posto il piemontese Barbaresco Asili Riserva DOCG 2011, dell’azienda Ca’ del Baio della famiglia Grasso, ottenuto da uve nebbiolo in purezza (score 96/100); in 8ª posizione il toscano Tignanello 2013 (score 94/100) prodotto a San Casciano in Val di Pesa, ottenuto da una selezione di uve Sangiovese (80%), Cabernet Sauvignon (15%) e Cabernet Franc (5%), della Famiglia Antinori. Scorrendo le posizioni al 63° posto troviamo il pugliese Primitivo di Manduria DOP 2014 – Antica Masseria del Sigillo (score 90/100) di Taranto delle Tenute di Eméra, di Claudio Quarta Vignaiolo, situata nel tarantino, nel cuore delle DOP di Manduria e Lizzano, prodotto da uve in purezza. Piu’ in basso all’86 posto c’è il vino lucano Piano del Cerro Aglianico del Vulture DOC 2012 (score 93/100), da uve in purezza dell’autoctono Aglianico, ottenuto dopo un affinamento di 24 mesi in barrique nuove.

L’azienda è la Farnese Vini S.r.l. di Acerenza, nel potentino. In 91ª posizione si trova invece il vino Isola dei Nuraghi Montessu IGT 2014 (score 90/100) dell’azienda Agricola Punica. Vino rosso delle bacche tipiche del Sulcis (60%) e da uve di provenienza francese (40%). Questo vino resta anche 15 mesi a maturare un botti di rovere.