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Fondicaffè

Fondi di caffè per alimentare caldaie stufe ed auto

Il caffè è uno degli alimenti più consumati a livello mondiale, basti pensare che solo in Italia ogni anno si consumano 3,4 miliardi di tazzine di caffè. Una volta bevuto il resti di questa bevanda possono essere ancora molto utili. Nel passato i fondi del caffè venivano usati soprattutto da maghi o aspiranti tali, per leggere il futuro, oggi invece dei fondi del caffè si è cominciato a fare un uso diverso. A Londra infatti questi vengono riciclati e diventano pellet per alimentare stufe e caldaie.

L’iniziativa parte dalla catena Caffè nero, che ha dichiarato di avere avviato una partnership con le aziende First Mile e Bio-Bean che sono specializzate nel riciclo. Questa collaborazione è iniziata a luglio dello scorso anno e dovrebbe portare a raccogliere in un anno 218 tonnellate di fondi di caffè, prese dai negozi che si trovano nella capitale britannica.

I fondi raccolti verranno poi trasformati in 98 tonnellate di pellet, che servono ad alimentare 435 case per un anno. La ditta Caffè nero non è poi la sola che ha sposato questa iniziativa, infatti quando è stato dichiarato che per il futuro si pensa di estendere l’iniziativa ad altre città e di trasformare i fondi di caffè anche come combustibile biodiesel, un’altra catena di caffetterie, Costa Coffee, lo scorso dicembre ha annunciato di collaborare con Bio – Bean, per raccogliere 3000 tonnellate di fondi di caffè da 800 punti vendita. Una tonnellata di fondi caffè, infatti, consente di ottenere 245 litri di biodiesel.

Queste iniziative sono nate dal fatto che il settore dei produttori e distributori di caffè cercano di ridurre sensibilmente il proprio impatto sull’ambiente. Londra e la Gran Bretagna in generale non sono però le sole che hanno deciso di utilizzare i fondi del caffè di scarto per eliminare uno spreco, infatti anche in Italia siamo piuttosto all’avanguardia sotto questo punto di vista.

Il caffè per gli italiani è un piacere per il palato è una sprint di energia, ma può essere ottimo anche da riciclare. Negli ultimi anni con l’apertura di nuovi orizzonti industriali, che hanno portato enormi aumenti di fatturato e di occupazione, ci si è resi conto di come sfruttare i resti del caffè anche da noi.

È il caso, ad esempio, del gruppo “Cda” (Cattelan Distributori Automatici), un’eccellenza friulana in materia di produzione di macchine e cialde per il caffè. Questa azienda ha condotto una lunga ricerca con il Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università di Udine, il suo amministratore delegato Fabrizio Cattelan, ha lanciato così una sfida sul versante dell’innovazione.

Fino ad oggi i fondi del caffè erano considerati solamente uno scarto inutilizzabile e di conseguenza erano un costo per l’azienda e un problema per la catena dello smaltimento dei rifiuti. Così si è pensato che dagli scarti del caffè possono nascere pellet e fertilizzanti: i primi hanno una resa, in termine energetici, pari al doppio del legno; i secondi si presentano privi di qualsiasi contenuto chimico. Il Friuli è la prima regione nel nostro paese che sperimenta questo nuovo uso dei fondi del caffè ed è solo l’inizio di un recupero industriale degli avanzi di caffè, con prospettive molto interessanti.