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I distretti del cibo

Il Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, ha illustrato l’articolo 47 della legge di stabilità 2018, che prevede un finanziamento di 40 milioni di euro, in 3 anni, per istituire in Italia i distretti del cibo. Già nel 2001 nel nostro paese erano stati istituiti i distretti rurali e agroalimentari di qualità; i distretti del cibo saranno un nuovo strumento che potranno utilizzare le imprese agricole, i cittadini, le associazioni e gli enti locali. Per il momento in Italia ci sono più di 60 distretti agricoli e agroalimentari che però sono stati creati a livello regionale e sono poco conosciuti, con la nuova legge di stabilità è stato quindi previsto di istituire un albo nazionale per le due tipologie di distretti creati dal decreto legislativo numero 228 del 2001 che sono i distretti agroalimentari di qualità (“i sistemi produttivi locali, anche a carattere interregionale, caratterizzati da significativa presenza economica e da interrelazione e interdipendenza produttiva delle imprese agricole e agroalimentari, nonché da una o più produzioni certificate e tutelate ai sensi della vigente normativa comunitaria o nazionale, oppure da produzioni tradizionali o tipiche”) e i distretti rurali ( “sistemi produttivi locali caratterizzati da un’identità storica e territoriale omogenea derivante dall’integrazione fra attività agricole e altre attività locali, nonchè dalla produzione di beni o servizi di particolare specificità, coerenti con le tradizioni e le vocazioni naturali e territoriali”).

L’obiettivo è quello di trasformare le città e i territori italiani in molti laboratori di food policy, ha affermato il ministro. Saranno le regioni che comunicheranno i distretti del cibo presenti sul loro territorio e li iscriveranno nel registro nazionale dei distretti del cibo presso il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali; il funzionamento è simile a quello dei contratti di filiera e serviranno per unire la produzione con il consumo, volendo coinvolgere gli esercizi commerciali vicini. Potranno essere nominati distretti del cibo tutte quelle produzioni che hanno all’interno una congrua presenza di attività agricole che porteranno una riqualificazione ambientale e sociale, le produzioni che consentono rapporti tra attività agricole e attività commerciali vicine, circuiti di economia e acquisto solidale, produzioni locali con all’interno la presenza di attività agroalimentari biologiche o che rispettano i valori della sostenibilità ambientale. Attraverso uno specifico decreto il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali costituirà i fondi da destinare a questi distretti e le norme da seguire per i contratti di distretto. Le novità apportate dall’articolo 47 della legge di stabilità ha però già generato polemiche, in particolare ha suscitato perplessità nella Federazione Italiana Pubblici Esercizi, che tramite il presidente Lino Enrico Stoppani, si è detta scettica sul fatto che le aziende e cooperative agricole possano vendere e somministrare i prodotti da loro realizzati anche attraverso strutture mobili ed itineranti, contravvenendo in parte a regole precise che chi da anni si occupa di ristorazione e vendita di prodotti alimentari segue scrupolosamente. Il presidente Stoppani ha continuato il suo intervento puntando il dito contro il fatto che un’azienda agricola può vendere alimenti anche lontano dal luogo di produzione, senza nessuna garanzia che il bene sia realmente il proprio e senza che i locali siano stati creati appositamente per queste attività. Secondo la federazione infine, il comma 7 dell’articolo è il più dannoso perché toglierà ai comuni la possibilità di governance del territorio e le oltre 300 mila imprese di somministrazione alimenti, che ogni anno acquistano 20 miliardi di euro di prodotti alimentari,  verranno inevitabilmente danneggiate.