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Gli alimenti “senza”

Nei nostri supermercati un prodotto su 5, pari al 18,4%, è senza un ingrediente specifico. I prodotti alimentari chiamati “senza” ormai rappresentano più di ogni altro il largo consumo, muovendo un giro d’affari di 6,5 miliardi, che è in crescita del 3,1% su base annua nello scorso 2017. Queste analisi sono state svolte dalla Coldiretti, sulla base dell’ Osservatorio Immagino, fatto su oltre 46600 prodotti. Come era facile prevedere anche in seguito al boom mediatico che ha avuto la vicenda, i cibi che hanno fatto registrare una maggiore crescita nelle vendite sono quelli senza olio di palma e molto gettonati sono anche quelli con la dicitura “integrale” sugli imballi. A seguire ci sono gli alimenti  senza grassi o con un ridotto contenuto di questi ultimi e quelli privi di sale. Una crescita seppur in percentuali minori nei consumi, la stanno ottenendo i prodotti senza zuccheri, con poche calorie e senza additivi.

Tornando per un attimo a parlare dell’olio di palma sono sei italiani su dieci che scelgono di non acquistare più prodotti che lo contengono, questo calo ha portato cambiamenti importanti anche negli scambi commerciali, dove le importazioni di questo olio per uso alimentare sono scese del 10% nello scorso anno e hanno  toccato quantità minime che non si registravano da più di 10 anni. Questa forte diminuzione del consumo dell’olio di palma è dovuto alle paure per i rischi che può comportare per la salute e per l’impatto ambientale, all’inquinamento per i trasporti e alle condizioni di lavoro delle popolazioni locali dei paesi produttori. Fortunatamente poi l’acquisto dei prodotti è anche influenzato dalla provenienza dei cibi, infatti il made in Italy è molto richiesto, gli italiani scelgono prodotti con l’indicazione produttiva, che si trova sul 25% delle confezioni oltre a alimenti doc, docg, dop, igp. Proprio i vini e altri prodotti che garantiscono la certezza dell’origine sono quelli che vedono crescere di più le vendite. D’altronde l’agricoltura del nostro paese è la più verde d’europa, con un numero maggiore di prodotti dop e igp, è leader nel numero delle imprese con coltivazioni biologiche, è quella che ha la minore incidenza di prodotti agroalimentari contenenti residui chimici fuori norma e in Italia non si coltivano organismi geneticamente modificati.