Vini vegani calabresi

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Le cantine che decidono prima di altre di intraprendere la produzione di vino vegano di solito sono quelle che hanno già sposato” la causa del biologico. Siccome negli ultimi periodi il numero di vegani che apprezzano il vino sta crescendo, (sta crescendo in generale anche il numero di persone vegane) alcune aziende decidono di creare questi prodotti per aprirsi un nuovo mercato. Nei vini spesso sono presenti sostanze di origine animale, come le gelatine utilizzate per le chiarifiche, la colla di pesce, l’albumina, il lisozima, ma non c’è l’obbligo di scrivere questi componenti sull’etichetta.

Allora le aziende piuttosto che autocertificare di produrre vini cruelty free, sono più indirizzate a richiedere certificazioni da società terze vegan come l’Icea che “prevede l’eliminazione di ogni sostanza di origine animale nella lavorazione del vino e di tutti gli altri prodotti alimentari destinati ai consumatori vegan. In Calabria troviamo alcuni vini vegani calabresi, dove le sostanze chiarificatrice animali sono state sostituite con il carbone vegetale o la bentonite ad esempio. Chi abbraccia la filosofia vegana definisce questi vini più etici e anche più sani. Bisogna dire che il gusto del prodotto non cambia con la variazione delle tecniche produttive perché si ottengono ottimi vini anche nella versione vegan, come nel caso della regione calabrese del suo Greco bianco di colore oro chiaro con riflessi ambrati con note di mandorle tostate e fichi, che è fresco con delicati sentori agrumati ed è molto piacevole da bere, oppure come l’Alias, particolare reinterpretazione del vitigno traminer aromatico di Calabria.

Spesso i vigneti di questi vini, in questa regione, digradano dolcemente verso il Mar Ionio, in un paesaggio incantevole fatto di colline verdeggianti, pini marittimi e macchia mediterranea. La Calabria è una delle regioni italiane con più vini tipici vegani, perché nel nostro paese le cantine che intraprendono questa produzione sono ancora poche anche perché la procedura per ottenere le certificazioni è lunga e complicata, bisogna infatti garantire l’assenza di parti di origine animale anche nelle attrezzature e nei materiali di confezionamento.

Dal punto di vista analitico dobbiamo poi dire che sono migliorati gli strumenti di garanzia per questa tipologia di mercato grazie ad un progetto di ricerca iniziato nel 2009 dal Minestro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e curato dall’Università di Milano e da Unione Italiana Vini, che hanno messo a punto 2 metodi di analisi, tramite il sistema Elisa, che possono permettere di individuare residui di derivati di latte e uova con più precisione. I metodi sono stati valutati e validati attraverso uno studio collaborativo interlaboratorio che ha incluso 12 laboratori italiani qualificati.