Vini vegani toscani

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La Toscana terra della Maremma con la sua natura imponente e i suoi paesaggi verdeggianti è una delle regioni italiane patria del buon vino, dove le uve crescono rigogliose e in gran quantità di una qualità eccellente. Dicendo Toscana il primo vino a cui si pensa è il Chianti. Nel 2015 un’azienda senese ha realizzato il primo Chianti vegano. Infatti lo stile vegano oramai anche nel nostro paese non è più da considerarsi una moda ma una vera e propria dottrina di vita.

Le cantine italiane che decidono di produrre vegano sono ancora poche purtroppo poiché più produttori vegani significherebbe novità nel panorama enologico nazionale e innovazione per coloro che intraprendono questo percorso. Chi sceglie vegano rifiuta lo sfruttamento animale in ogni forma e non consuma prodotti animali. Di solito le aziende che si immettono in questo mercato sono quelle che aveva già produzioni biologiche, anche se non per forza un prodotto vegano deve essere bio o viceversa, non bisogna infatti fare confusione.

Per vegano si intende qualcosa privo di sostanze provenienti dai nostri amici animali, in ogni sua forma per biologico invece qualcosa prodotto naturalmente senza componenti chimici e artificiali. La cantina che ha realizzato il Chianti vino vegano toscano, ha dovuto rivolgere una continua attenzione ai processi produttivi del vino, dalla vigna alla cantina. Molto spesso chi vuol entrare nel mercato vegan è attento all’ambiente e per ottenere la certificazione della Csqa devono garantire che il loro è un vino con la totale assenza di prodotti di origine animale impiegati in tutto il ciclo produttivo. Si devono sostituire tutti i prodotti di origine animale ed i loro derivati, sia per curare i vigneti, sia nelle cantine così come nella confezione finale del prodotto, compresi i materiali per l’imbottigliamento, la colla per le etichette ed anche il nastro adesivo con cui si chiudono i cartoni.

Secondo l’azienda produttrice di questo Chianti essere vegani valorizza i vini perché minori input chimici si utilizzano in cantina e più viene fuori il territorio e la sua storia. Alcune aziende non intraprendono la strada del vegano perché molti consumatori sono scettici circa la qualità del prodotto finale, invece bisogna dire che il vino ottenuto conserva tutte le sue caratteristiche e anzi è certamente più sano senza l’aggiunta di particolari additivi. Un ultima nota va fatta sul prezzo che non varia molto da quello del vino classico, nonostante per la cantina produttrice debbano essere riviste le fasi di coltura e lavorazione, questo perché si vuole andare incontro al consumatore finale che non deve privarsi di un prodotto tipico italiano della buona tavola.